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Sai come sono nati i numeri civici?

Aggiornamento: 18 set 2025

Pari o dispari? Sai come sono nati i numeri civici? Per chi abita in Italia in genere è facile capire dove trovare il civico di una strada: i pari sono sul lato destro, i dispari su quello sinistro ma non sempre è così facile. In Italia i numeri civici sono obbligatori, ma non sempre le città seguono la stessa logica.


Foto di pexels-milica-dukic
Foto di pexels-milica-dukic

I codici alfanumerici assegnati dai Comuni che identificano in modo univoco l'accesso a un edificio, sono stati introdotti per la prima volta dai governi europei tra ‘600 e ‘700, con uno scopo pratico: tassare i cittadini e reperire facilmente soldati da arruolare.


In passato, invece gli edifici erano individuati in base alla vicinanza a chiese, botteghe e artigiani che lavoravano in una determinata strada.


Nel Medioevo, comparvero le insegne araldiche per case e attività commerciali, a volte anche accompagnate da numeri. L’obiettivo era organizzare adeguatamente la riscossione di tasse e tributi.


Nel 1770 Maria Teresa D’Asburgo ordinò di numerare ogni portone per facilitare la ricerca di giovani da arruolare nell’impero asburgico. Gli ufficiali giungevano nei villaggi e, al loro seguito, un pittore tracciava un numero su ogni porta: così nessuna casa veniva saltata.


Nel 1790 negli Stati Uniti per la prima volta le strade furono organizzate con i numeri pari da un lato e i dispari dall’altro, un sistema che ancora oggi è il più usato al mondo.


Nei decenni successivi, il numero civico raggiunse anche Londra, Parigi e Madrid e serviva soprattutto a controllare i dissidenti politici. Nell’800, i numeri civici vennero perfezionati per rendere più semplice la consegna della posta.


Gli schemi di numerazione degli edifici variano in diverse aree del mondo, e anche nello stesso Paese possono sussistere varianti locali. In genere sono applicati sistematicamente soprattutto nelle aree urbane, mentre in aree rurali è più frequente che gli edifici siano identificati in altro modo (per esempio per nome, o chilometro, o miglio di riferimento).


Nei paesi europei lo schema oggi più diffuso prevede che gli edifici di una via abbiano numeri civici progressivi e con i numeri pari assegnati agli edifici posti sulla destra del lato della strada e quelli dispari assegnati agli edifici situati sulla sinistra.


Gli edifici sulle piazze hanno una numerazione unica, progressiva, che in genere segue il senso orario, iniziando generalmente dal lato con un edificio di rilievo.


Nonostante questo sia lo schema più seguito esistono anche altri sistemi: un esempio è il sistema distanziale che attribuisce il civico in base alla distanza da un edificio importante o dall’inizio della strada.


Nel Centro di Roma e di Napoli alcune strade hanno numeri a ferro di cavallo: si inizia dall’1 e si va avanti fino al termine della strada e poi si trona indietro sul lato opposto. Il numero 1 e il numero più alto della strada saranno uno di fronte all’altro. Le strade di Berlino seguono lo stesso schema.


Roma ha anche altre particolarità: la via Trionfale, dopo una prima parte con numerazione tradizionale, utilizza la distanza dal Campidoglio espressa in metri come numerazione civica, così da arrivare al numero 14500.


Inoltre nella capitale italiana alcuni numeri civici sono presenti solo nel catasto ma non corrispondono a edifici esistenti oppure, come a Trastevere, identificano delle porte murate.

In tutto il territorio italiano esistono infine vie fittizie nella quale “risiedono” i senza fissa dimora, che in questo modo possono godere di tutti i loro diritti.


A Roma, questa strada virtuale si chiamava “Via della Casa Comunale” e in seguito ha cambiato nome in “Via Modesta Valenti”, in ricordo di una donna anziana senza fissa dimora morta alla stazione di Roma Termini nel 1983.


A Milano oltre ai numeri per le abitazioni, esiste una numerazione per esercizi commerciali, identificati dalla lettera N, e i passi carrai, che hanno la lettera P.


Venezia ha mantenuto invece la numerazione preottocentesca: in ognuno dei sei sestieri, cioè uno dei sei quartieri locali, in cui è divisa la città ogni ingresso ha un numero unico. La numerazione cresce progressivamente attorno a ciascun isolato, poi prosegue su un isolato adiacente, fino a coprire tutto il sestiere.


In alcune zone periferiche di Trieste, il numero sugli edifici corrispondente al numero con cui erano iscritti nel catasto tavolare. In queste zone le vie e piazze sono prive di nomi, mentre nella maggior parte della città la numerazione civica tradizionale è stata abbandonata in favore del modello europeo più comune.


A Genova, Savona e nel centro storico di Firenze invece, i numeri civici si dividono in numeri neri o blu e numeri rossi: di regola, i numeri neri e blu sono stati assegnati agli ingressi principali degli edifici e i rossi agli ingressi secondari su strada (come le rimesse) e agli esercizi commerciali.


I numeri rossi sono identificati semplicemente con la lettera "erre" ("r") accanto al numero. Visto che questo sistema confonde i sistemi di navigazione satellitare, il Comune di Firenze nel 2022 ha deciso che abbandonerà progressivamente i numeri civici rossi.


A differenza delle strade italiane, i numeri degli edifici in Giappone non sono sequenziali, ma si basano sull'anno di costruzione. Questo può creare difficoltà perché i numeri possono apparire in ordine sparso.


I numeri civici sono influenzati anche dalla cultura locale: in Irlanda e Inghilterra è raro trovare il civico 13 che porta sfortuna. Per lo stesso motivo a volte, in Italia la lettera 16A o 16B può sostituire il numero 17.


In Cina, invece, il numero 4 suona come la parola “morte” e viene evitato. I civici che contengono questo numero (4, 14, 24, ecc.) sono saltati nella numerazione e anche nei piani l’ascensore può andare dal piano 39 al piano 50.

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